venerdì 26 novembre 2021

L’inverno in Medicina Tradizionale Cinese


 

LO STOMACO E LA SUA LETTURA IN CHIAVE PSICOSOMATICA

 


Lo stomaco, essendo l’organo preposto alla digestione, è quello che accoglie e “accetta” il cibo che ingeriamo. Ecco che con una trasposizione analogico – simbolica possiamo leggere in quest’organo la nostra capacità di accettare gli altri, il mondo e la vita.

Lo stomaco digerisce tre cose: COSE, PERSONE, SITUAZIONI, pertanto i disturbi che lo colpiscono possono avere a che fare con l’incapacità, la difficoltà o una vera e propria impossibilità di “digerire” e quindi accettare cose, persone o situazioni.

Dolori allo stomaco possono parlarci del tentativo di ribellarci ad una situazione che non riusciamo ad accettare perché da noi ritenuta un’ingiustizia, un torto.

Il classico bruciore di stomaco è invece legato ad una forte rabbia trattenuta e non esternata, quando ci troviamo di fronte ad una situazione che riteniamo ingiusta e che proprio per questo ci “brucia” dentro.

La nausea ed il vomito possono infine rappresentare le modalità attraverso cui il nostro corpo si fa carico di segnalare il rifiuto, il “rigetto” di un qualcosa che non siamo in grado di accettare, piuttosto che manifestazioni di disprezzo e disgusto verso qualcosa o qualcuno.


venerdì 29 ottobre 2021

I Fiori di Bach: ELM (Olmo Inglese)

 


Il fiore della leggerezza. Per chi si sente momentaneamente sommerso di responsabilità.

 Messaggio di Elm  

Non sei solo, con il mio dono sentirai l’aiuto e la gratitudine delle persone che apprezzano e sostengono le tue nobili imprese. Ora troverai l’equilibrio tra attività e passività, tra lavoro e riposo, per sostenere responsabilità e progetti.”


GINOCCHIA E CAVIGLIE: LA LETTURA PSICOSOMATICA

 


Il ginocchio è l'articolazione che permette la flessione e l'estensione della gamba consentendoci quindi di “piegarci”, di “fletterci”. Un’evidente analogia a con la nostra capacità di essere flessibili e di adattarci alle situazioni e alle persone.

Dolori alle ginocchia possono quindi parlarci di un conflitto generato da una dissonanza interna. Da un lato, la volontà di non piegarsi al volere degli altri o alle situazioni che la vita ci propone, opponendo quindi resistenza. Dall’altro, l’essere troppo accondiscendenti agli stimoli esterni con il rischio di “piegarci troppo” al volere degli altri al fine di non deluderli.

Dolori e rigidità alle ginocchia ci parlano quindi di persone che faticano terribilmente a lasciarsi andare e ad abbandonare il controllo. Soggetti tendenzialmente ipercontrollati, con un sistema di credenze piuttosto ipertrofico, rigido e per nulla flessibili.

Parlando delle caviglie dobbiamo partire dall’analisi della loro principale funzione, vale a dire il permettere rotazione e flessione del piede, movimenti che simboleggiano la capacità di adattarci ed essere flessibili riguardo ai cambiamenti di direzione, intesi come le novità che la vita ci riserva quotidianamente.

Quando questa capacità viene meno la persona si sente imbrigliata, incatenata ad una determinata situazione con la percezione di trovarsi di fronte ad un ostacolo insormontabile con le caviglie che attraverso i loro disturbi (dolori, rigidità, facilità nell’incorrere in storte) si fanno carico di esprimere questa difficoltà nel “cambiare strada” per poter andare avanti, crescere ed imboccare la via della felicità. 


giovedì 28 ottobre 2021

I FIORI DI BACH: CRAB APPLE

 



CRAB APPLE (Melo selvatico)

Il fiore per le fobie e per la purezza.

Per chi si sente sporco, nel corpo e nella mente.

 

Messaggio di Crab Apple

“Il mio dono è di farti sentire la bellezza e le luce del corpo. Adesso apprezzerai la bellezza nascosta della tua anima che farà risplendere il tuo corpo.”


martedì 26 ottobre 2021

LETTURA PSICOSOMATICA DEL TALLONE

 


Il tallone rappresenta l'estremità posteriore del piede e su di esso si scarica buona parte del peso del corpo, sia in posizione eretta che durante la deambulazione.

Un’evidente analogia con l’appoggio delle nostre aspirazioni e del nostro essere più profondo.

Ecco che in una chiave di lettura psicosomatica un dolore al tallone può trovare il suo corrispettivo psichico in soggetti che si trovano in una sorta di strada senza uscita, che stanno provando la sensazione di non trovare soluzione ai loro problemi piuttosto che nell’impossibilità di cambiare una situazione spiacevole nella quale si trovano, sia da un punto di vista materiale (economico, lavorativo) che immateriale (mondo degli aggetti e dei sentimenti).

Un po’ come se a queste persone venisse a mancare l’appoggio sotto i piedi.

Anche le modalità con cui portiamo il peso sui talloni possono raccontarci cose importanti riguardo al nostro mondo interiore

Se il nostro incedere è caratterizzato dal portare l’intero peso del corpo sui talloni, ci troviamo di fronte ad un tipo di postura che a livello psicosomatico ci parlerà di un carattere piuttosto forte, deciso, determinato. Un apparente stabilità psichica che spesso nasconde un’ansia trattenuta, nascosta, con grande fatica per chi la esprime al rilassamento e al lasciarsi andare alla propria spontaneità, con ricadute negative sulla respirazione, sullo stato della colonna vertebrale e sullo stress psicofisico generale. Tendenzialmente si tratta di persone con il passo pesante, quelli che stanno nella vita con i “piedi di piombo”. Soggetti iper-razionali, logici, concreti, affidabili, che non lasciano spazio alla benché minima fantasia e soprattutto refrattari ai cambiamenti, situazioni che possono destabilizzare il mondo perfetto che si sono creati.

Al contrario, quando ci troviamo difronte a persone che non appoggiano per nulla il peso del corpo sui talloni ma che camminano in punta dei piedi, ci troveremo facilmente di fronte a soggetti con voglia di “spiccare il volo” per scappare da una realtà che non li appaga e che spesso li angoscia. Soggetti poco radicati, con un flebile principio di realtà, grandi sognatori ad occhi aperti, introversi, con difficoltà ad instaurare rapporti concreti, reali e duraturi.

 


giovedì 22 aprile 2021

LA FILOSOFIA TAOISTA ED IL PENSIERO DI EDWARD BACH

 


Vi propongo un interessante post, scoperto in rete, relativo ai punti di contatto tra la millenaria filosofia Taoista e il pensiero del Dottor Edward Bach riguardo le emozioni primarie individuate dalla Medicina Tradizionale Cinese

1) LA GIOIA (XI): l’eccesso di gioia spesso si trasforma in fanatismo cieco e in tutte quelle forme di rigidità mentale dove l’energia individuale si impone su quella collettiva.

Tra i personaggi che Bach descrive quello che più incarna questa tensione interiore, questa motivazione nata da un ideale felice è Vervain; un personaggio è forte, coraggioso, convinto delle sue idee e vorrebbe insegnare a tutti i suoi principi.

Vervain ha un ideale di felicità che gli fa vivere tutto con entusiasmo, ma questa energia frenetica contrae il suo corpo.

E’ la frenesia del fare a tutti i costi; Bach scrisse del tipo Verbena: “Possiede l’entusiasmo e l’eccitamento tipici delle persone dotate di grande conoscenza e il desiderio struggente di infonderla a tutti, ma il suo entusiasmo può costituire un ostacolo. Questa verbena è il rimedio per gli sforzi eccessivi, ci insegna che è nell’essere piuttosto che nell’avere che si realizzano grandi cose”.

Esempio concreto: imparo la meditazione e dopo un po’ di tempo, dopo questi momenti di consapevolezza, vivo una gioia profonda.

In seguito a questa realizzazione voglio trasmettere a tutti quello che ho vissuto e per questo mio intento non ascolto più me stesso e gli altri, vivendo la frenesia della mia idea di felicità.

 

2) LA COLLERA (NU): le persone che soffrono di odio, gelosia e che spesso vanno su tutte le furie, rifiutano l’amore offerto dagli altri e combattono con violenza la loro guerra di ignoranza.

Bach aiutava questi personaggi con l’agrifoglio, il fiore che apre la porta del cuore all’amore e alla comprensione altrui.

L’essere umano può essere avvelenato dalla rabbia per vari motivi:

a) non comprende e non accetta la diversità nelle altre persone; pretende sempre che la sua idea di perfezione sia praticata da tutti - personaggio Beech;

b) si sente frustrato, amareggiato perchè la vita con lui non è stata gentile, mentre dal suo punto di vista per gli altri l’esistenza è stata una passeggiata. Per questo motivo si sente maltrattato dal destino e si lamenta in un silenzioso borbottio che arresta la sua reale natura - personaggio Willow. Edward Bach pensava alla rabbia come a degli occhiali scuri che la persona comprava al mercatino delle bugie.

La vita e tutte le altre persone viste attraverso queste lenti apparivano ostili, cattive, pronte al peggio. La rabbia, come anche ogni altra mancanza di amore, nasce dalla nostra incapacità di vedere la realtà per quello che è realmente; nasce dalla nostra ignoranza, dal nostro non capire il dolore altrui, infine dalla nostra solitudine interiore.

Nella psicologia buddhista si dice: “Quando qualcuno ti ferisce è solo perchè sta soffrendo, non giudicarlo ma aiutalo e aiuterai anche te stesso!”.

La luce dell’amore risplende in questa bellissima affermazione di Bach: “L’ultima di tutte le conquiste avverrà attraverso l’amore e la gentilezza; quando avremo sviluppato a sufficienza queste due qualità niente ci potrà assalire, perchè avremo sempre compassione e non offriremo resistenza”.

 

3) LA PREOCCUPAZIONE (YOU): immaginiamo di essere ad una festa, i nostri occhi guardano ogni cosa con estrema attenzione, la nostra mente percepisce i pensieri altrui. Le mani si muovono nella luce, le parole, i gesti e i colori creano un fantasma di sensazioni; il fantasma danza e produce una potente vibrazione che ci trasmette l’essenza delle persone.

A questa festa ci sono due persone preoccupate: vediamole in particolare. Giovanni racconta a tutti molte barzellette, appare molto sereno, abbraccia tutti, danza con le donne più belle; insomma dà tono alla festa e per sostenere questo suo ritmo beve molto.

Giovanni forse non ne è consapevole, ma il suo problema più profondo è l’incapacità di essere sincero con sè stesso, è la paura di affrontare l’ombra di sé, è l’incapacità di ammettere che esistono conflitti, preoccupazioni tali che lo sfigurano, che bruciano le lacrime mai espresse, che urlano un gioco di falsità da lui recitato per paura della sofferenza.

Giovanni è l’attore principale di un gioco solitario da lui creato per il mondo, per il quieto vivere; ma la sua realtà interiore non gioca affatto, lo tortura, gli ruba il sonno e la gioia di vivere.

Questa persona dovrebbe imparare la lezione dell’Agrimonia, dovrebbe affrontare la propria ansia per trasformarla nella luce calda emessa da Agrimony, dalla sua pace.

C’è qualcuno in questa festa che non riesce a stare solo neanche un istante; è il personaggio Erica che a causa del suo egocentrismo deve parlare a tutti dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni.

Vede solo la sua problematica, non sa ascoltare nessuno ed è troppo dentro sè stesso; continua ad attaccare bottone con gli invitati, che sentendosi aggrediti lo rifiutano lasciandolo solo.

La festa non è ancora finita, sono le tre del mattino e nelle rispettive case degli invitati ci sono tante mamme Red Chestnud che non riescono a prendere sonno perchè preoccupate per i loro cari.

 

4) IL PENSIERO OSSESSIVO (SI): secondo le tipologie di Bach c’è un fiore in particolare che riguarda il pensiero ossessivo; questo personaggio è schiavo dei suoi pensieri continui e preoccupanti, non riesce a spegnere questa mente infernale che proietta sempre le stesse immagini.

La problematica del soggetto White Chestnud è collegata all’agitazione mentale causata da una incapacità di stare nel presente.

L’individuo non riesce ad assimilare le esperienze secondo un ritmo naturale perché a causa dei suoi problemi non è presente, così si ritrova con un’immensità di informazioni non digerite che gli causano ansia, inquietudine e preoccupazione.

 

5) LA TRISTEZZA (BEI): la tristezza è vista da Bach coma una forma di energia che nasce dalla nostra incapacità di ascoltare l’anima e di vedere il disegno divino nel creato.

La depressione disarma la persona ostacolando le sue qualità e amplificando l’ignoranza del mentale.

Dal semplice scoraggiamento di Gentian il sofferente può peggiorare sempre di più fino ad arrivare alla disperazione Gorse.

Un lutto non elaborato crea nella persona questo dolore atroce chiamato da Bach “la notte buia dell’anima” - Sweet Chestnud.

Il rassegnarsi ad una vita inespressiva, poco stimolante, porta all’apatia, che si cura con Wild Rose.

La persona che non riempie il proprio spazio mentale con i colori della vita farà emergere delle sensazioni profonde di un dolore sordo, sconosciuto, indecifrabile.

Sono esperienze passate che erano sepolte nell’inconscio, che riemergono quando l’aspetto vitale della persona è svuotato di quell’interesse essenziale che permette il progredire.

Questo dolore corrisponde allo stato negativo di Mustard; sembra non avere una causa precisa, il malato è avvolto in una nuvola triste e buia.

Ma la vera sofferenza è causata dalla nostra lontananza dall’anima; Bach dice: “L’allegria andrebbe sempre incoraggiata e dovremmo rifiutare di essere oppressi dal dubbio e dalla depressione; ricordate che queste non ci rappresentano perché la nostra anima conosce solo gioia e felicità”.

 

6) - 7) LA PAURA (KONG) E IL TERRORE (TSING): per Bach la paura come il terrore nascono perchè non conosciamo la nostra vera forza, la divinità vivente che noi siamo.

Il timore è sempre collegato al mistero, al non conosciuto; se l’uomo fosse pienamente cosciente del suo aspetto divino sarebbe libero da ogni paura.

Vivere la divinità vuol dire trascendere la realtà materiale per incontrare la continuità della vita, cioè il suo aspetto più vero, il legame sottile che unisce ogni evento, ogni cosa in un disegno armonioso dove tutto ha un senso di perfezione.

L’uomo divino vede tutto questo e ne è pienamente partecipe; comprende il suo legame con la realtà, il suo scopo, la sua impermanenza, vivendo così nella gioia più grande, privo di paura e ricco di saggezza.

 

“LA PAURA NON HA ALCUN POSTO NEL REGNO NATURALE UMANO, POICHE’ LA DIVINITA’ CHE E’ DENTRO DI NOI E’ INVINCIBILE E IMMORTALE; E SE SOLO POTESSIMO ACCORGERCI DI QUESTO, COME FIGLI DI DIO NON AVREMMO NIENTE DA TEMERE”.

(Edward Bach)

 

CONCLUSIONI

Cercherò di sintetizzare i punti fondamentali del mio lavoro, cioè gli aspetti comuni delle due terapie:

1) LIBERTA’ INTERIORE COME UNICA VERA FELICITA’: la realizzazione più grande è il prodotto di una spontaneità che aiuta il malato a trasformare l’aspetto negativo della sua malattia in un veicolo potente per la sua crescita interiore.

2) L’IMPORTANZA DI UNA SALUTE SPIRITUALE: la cura è tale solo se riporta l’uomo al suo sè più alto. La guarigione avviene solo nel momento in cui la persona riconosce il suo bisogno di amore e diventa ricettacolo dell’energia cosmica.

3) L’EMOZIONE CONTROLLA IL CORPO MA LO SPIRITO E’ IL VERO MAESTRO: questo principio è il fondamento della terapia naturale; infatti solo ascoltando lo spirito la mente si calma e solo nella quiete la personalità trova il sé e il corpo recupera le forze.

4) LO STUDIO DELLA NATURA E LA COMPRENSIONE DELLE LEGGI UNIVERSALI D’AMORE COME UNICA RICERCA: sia i taoisti che Bach avevano compreso la relazione profonda tra l’uomo e la natura. Questi pensatori hanno espresso la loro bontà strutturando delle metodiche relativamente semplici per riportare l’individuo più vicino alle leggi universali che sempre controllano tutti i fenomeni.

5) LA VIRTU’ COME FONTE DI OGNI GUADAGNO: per i Cinesi la virtù più grande nasceva dall’ascolto del cuore; per Bach la virtù più alta era la felicità di essere consapevoli delle proprie divinità, che è sempre l’ascolto del cuore.

6) LA SALUTE COME RICERCA INTERIORE: vediamo in questo principio il triplice movimento taoista (fisicità-pensiero-spiritualità) come un cammino graduale verso la libertà interiore.

Sento ancora i passi di Bach sulle foglie dei boschi nel Galles, dove il suo intero essere era proteso alla ricerca di una purezza interiore in risposta al suo bisogno di libertà.

7) IL DOLORE COME POSSIBILITA’ DI CRESCITA E LIBERAZIONE: quest’ultimo principio è il cardine di queste due filosofie; è il dare valore alla sofferenza comprendendo il vero significato della malattia, per guarire e trasformare la spazzatura dell’ignoranza nelle rose della felicità.

 

Fonte: Felipe  dragoneromtc.com


giovedì 15 aprile 2021

Ragione psicobiologica dell'importanza di correre e camminare. By Filippo Vagli

 


Si fa un gran parlare dell’importanza del movimento fisico ed in particolare del camminare o del correre per una miglior qualità di vita relativamente a salute e benessere.

Quello che i più non sanno è però che, al di là degli innegabili benefici legati al metabolismo e a tutti i processi fisiologici ad esso collegati, in tali pratiche esiste una ragione psicobiologica profonda.

L’esperienza intrauterina del feto viene fortemente condizionata dal movimento generato dalla camminata della madre consentendo all’embrione di strutturare la propria capacità percettiva proprio grazie a questo tipo di esperienza.

Ecco perché camminare a passo costante piuttosto che correre ci offrono una sensazione di sollievo, sostegno e piacere.

Un po’ come se il ritmo scandito dai nostri passi ci riportasse in dietro nel tempo ed esattamente al ritmo percepito da tutto il nostro corpo relativamente al passo di nostra madre durante la vita intra-uterina.

Un profondo legame con l’esperienza di vita prima della nascita vera e propria, e quindi con quelle sapere innato che ci insegna a muoverci nel mondo degli adulti e che ci riporta alle origini della vita stessa.

 


giovedì 12 novembre 2020

PILLOLA DI PSICOSOMATICA: TENDINITE


 

Si tratta di un processo infiammatorio che coinvolge uno o più tendini del corpo e quindi quelle strutture che hanno il compito di tenere unite e “legate” tra loro ossa e muscoli.

A livello biomeccanico le cause principali sono riferibili a movimenti e a sforzi ripetuti nel tempo o ad uno sforzo eccessivo dei muscoli.

In una chiave di lettura psicosomatica la tendinite spesso ci parla della volontà di cambiare una situazione ma della contestuale impossibilità di farlo a causa di mancanza di fiducia in noi stessi.

Così come si può riferire a difficoltà nel tagliare quel “cordone ombelicale”, quei legami, che ci stanno ormai troppo stretti, a qualsiasi livello: amicale, affettivo, lavorativo.

martedì 27 ottobre 2020

QUANDO LA PELLE PARLA DI TE


Rossori, pruriti e bruciori spesso sono spie di un disagio interiore. 
Liberandoci dai ruoli autoimposti, dalle rigidità e dai freni ritroveremo una pelle sana.

La pelle non può essere considerata semplicemente  come un organo “superficiale”. Nella visione psicosomatica la pelle è molto di più: rappresenta una dimensione dove i nostri modi di essere si legano con il mondo, dove la nostra vita dialoga con l’esterno. Ecco perché la sfera cutanea va “letta” in più modi, scoprendo cosa significano e come vanno affrontati tutti i disturbi che la possono affliggere. Quali sono i comportamenti che salvano la pelle? In parte coincidono con quelli che tutelano la psiche e che ci garantiscono un modo di vivere più immediato e vitale, meno filtrato. Se è la pelle l’organo bersaglio di tensioni e stress è meglio “farsela amica” e, anziché combattere i suoi disturbi solo con pomate e farmaci, imparare  a decodificare i suoi segnali. Relazionarsi con il mondo esterno in modo più naturale è la condizione indispensabile per guarire dalle malattie cutanee.

Ecco in concreto gli atteggiamenti che ci possono aiutare:

L’eccesso di diplomazia che fa male alla pelle

Chi soffre di malattie della pelle spesso, per evitare di esporsi nelle relazioni sociali, ricorre al silenzio e alla diplomazia. Anziché aiutarlo, però, queste due modalità danno di lui un’immagine falsa favorendo equivoci e fraintendimenti. Involontariamente si sviluppano relazioni in cui si finisce intrappolati oppure si fa fatica a stabilire una vera intimità. L’eccesso di diplomazia inoltre impedisce di difendersi da ciò che non piace. Il non detto si accumula fino a riversarsi sulla pelle, che si incarica di manifestare l’irritazione.

Metti i tuoi paletti, quando serve

Viviamo in una società a impronta fortemente individualista e competitiva, in questo clima siamo continuamente costretti a definire i nostri confini e talvolta a difenderli. Chi è particolarmente sensibile a questo aspetto avrà ottime possibilità di esprimere il suo disagio attraverso la pelle. Ma quando serve mettere paletti? Ad esempio in tutte quelle situazioni nelle quali non è chiara l’attribuzione di compiti e ruoli: di solito capita al lavoro, per cui ci si può ritrovare a fare ciò che competerebbe a qualcun altro (o semplicemente che non ci spetta) oppure a dovere difendere la vita privata dall’intrusione dell’attività lavorativa. Stabilisci con chiarezza quello che ti compete e quello che ti è dovuto, poi sii deciso e fermo: un “no” secco convince e fa bene…alla pelle!

Segui le sensazioni a “pelle”

“A pelle direi che”…Quante volte capita di dirlo? Tante….Ma quante volte capita di dare seguito o credibilità a ciò che la pelle, ossia una sensibilità innata e istintiva, ti suggerisce? Poche purtroppo, perché siamo abituati a diffidare di ciò che non ha fondamento razionale. Si tratta di un errore: se lo facessimo eviteremo di commettere molti dei passi falsi che “costringono” la pelle a ricorrere alle maniere forti (attraverso somatizzazioni e disturbi veri e propri). Dai più ascolto alle sensazioni di apertura, chiusura, calore, freddezza, alle attrazioni e alle repulsioni apparentemente immotivate: vedrai che quello che hai percepito non era sbagliato.

Accogli incertezza e cambiamento

Le situazioni e i momenti di passaggio sono spesso periodi di “muta psicologica” che trovano il loro corrispettivo nella pelle che manifesta, ad esempio, attraverso la psoriasi o l’acne la difficoltà ad abbandonare la vecchia realtà per lasciarne emergere una nuova. Nei momenti di transizione ciò che più ci turba è l’incertezza, l’incapacità di definire in modo chiaro le cose e di sapere cosa ci aspetta: poiché una dose di ambivalenza accompagna tutti i cambiamenti, anche quelli in meglio, tanto vale imparare ad accettarli, evitando alla pelle di soffrire. Tutte le volte che ti capita di avvertire sentimenti contrastanti, incompatibili o quasi, non costringerti a prendere una decisione, o ad assumere una posizione decisa... lascia che convivano attrazione e repulsione, distacco e coinvolgimento. Osservali e basta. Tutto si chiarirà, a suo tempo, senza sforzi e inutili sofferenze.

Usa la pelle come cartina tornasole

Anche quando non manifesta disturbi evidenti, l’aspetto della pelle cambia continuamente: può essere pallida, arrossata, grassa o secca, spenta o luminosa. Imparare a osservarsi è una pratica che aiuta anche a guardarsi dentro. Nei periodi in cui siamo affaticati, ad esempio, la pelle è stanca e spenta, quando l’umore è triste diventiamo pallidi. Se a mancare è la dolcezza, la pelle si fa secca e sgradevole al tatto. Prenditene cura tutti i giorni, dopo il bagno o la doccia, abituati a massaggiare delicatamente tutto il corpo con un velo di crema emolliente. Massaggiarsi aiuta a conoscere il proprio corpo e ad avvertirne i cambiamenti. Se poi compaiono sulla pelle all’improvviso eczemi o dermatite, o quando si aggravano i soliti disturbi, prova a far caso al tuo umore o a cosa sta succedendo nella tua vita.


giovedì 22 ottobre 2020

PILLOLA DI PSICOSOMATICA: I DOLORI ALLE GINOCCHIA

 


Il ginocchio è una delle articolazioni maggiormente sottoposte agli sforzi continui derivati da ogni tipo movimento.

Esiste quindi un evidente analogia tra la funzione dell’articolazione ginocchio e la capacità della persona di adattarsi ai diversi tipi di situazioni gravose gli possano capitare.

Una sofferenza a quest'articolazione può quindi parlarci di un conflitto riguardo la volontà di non piegarsi a quello che le altre persone ci chiedono o alle diverse situazioni della vita.

Il dolore può nascere sia da un eccesso di accondiscendenza alle pressioni esterne (ci pieghiamo “troppo”, per non deludere gli altri), che dal tentativo estremo di non piegarsi, opponendo una strenua resistenza.

Soggetti che tendenzialmente non amano lasciarsi andare; persone ipercontrollate e per niente flessibili.

Un eccesso di rigidità mentale che crea una serie di pensieri che vanno a loro volta ad influire su tutto il corpo, ma che trovano il loro bersaglio principale nelle ginocchia.

 


DA UN RACCONTO DI NORA WEEKS, ASSISTENTE DEL DOTTOR BACH.


Il dottor Bach, nel 1933 a Cromer, una stazione balneare sulla costa orientale inglese, preparò un rimedio di soccorso (in inglese: rescue remedy) miscelando tre rimedi: Impatiens, Clematis, Rock Rose.

Lo portò sempre con sé per poterlo usare in caso di incidenti, eventi traumatici, stati di incoscienza, panico.

In quel periodo non aveva ancora scoperto Cherry Plum e Star of Bethlehem che avrebbe successivamente aggiunto al Rimedio di Soccorso.

Nel dicembre dello stesso anno una terribile tempesta scoppiò in mare.

Furono inviati i soccorsi per salvare due pescatori che si trovavano su una chiatta. Passarono cinque ore prima che le sciapluppe di salvataggio riuscissero a salpare, per via del mare agitato.

Uno dei pescatori si era legato all'albero, aveva la schiuma alla bocca, delirava, era disperato e quasi congelato, tanto che i soccorritori temevano per la sua vita. Il pescatore fu portato in una casa vicina alla spiaggia, Bach gli inumidì ripetutamente le labbra con il Rimedio di Soccorso.

Prima ancora di venire svestito e avvolto in calde coperte, l'uomo si mise a sedere e chiese una sigaretta; fu poi trasportato in ospedale e dopo pochi giorni di riposo si riprese completamente da quella terribile esperienza.

 


 

martedì 13 ottobre 2020

L'AUTUNNO: IL POLMONE E L'ALBERO RESPIRATORIO


L’autunno a livello energetico è associato all’organo Polmone e a tutto l’albero respiratorio.

Ecco perché nella stagione autunnale sono frequenti raffreddori, mal di gola, faringiti, tracheiti, ed in alcuni casi bronchiti e polmoniti.

La natura viene in nostro soccorso con due rimedi estremamente efficaci.

L’oligoelemento Rame, antinfiammatorio per eccellenza, è il primo tra questi. Se ne assumono 2 fiale al giorno sotto la lingua a bocca pulita: la mattina a digiuno e mezz’ora prima di cena

All’oligoelemento, per potenziarne l’azione, possiamo associare il Gemmoderivato RIBES NERO, un’erba dall’azione simil – cortisonica e antinfiammatoria paragonabile a quella dei FANS, ma totalmente priva di effetti collaterali, così dolce da poter essere somministrata anche ai bambini piccoli. Si utilizza il macerato glicerico, 50 gocce due volte al giorno (alle 8,00 e alle 15,00) diluite in poca acqua. L’unica accortezza da usare riguarda il Ribes Nero, dal momento che il suo utilizzo può alterare leggermente la pressione e va quindi assunto con cautela e attenzione dai soggetti che soffrono di grave ipertensione.

 

venerdì 9 ottobre 2020

ANSIA E STRESS

 


Passiamo in rassegna alcuni rimedi naturali che possono essere di grande supporto relativamente a stati d’ansia o in periodi di particolare stress

 Aromaterapia

Se si parla di stress mentale mettere in camera da letto in un diffusore 5 gocce di o.e. di sandalo  e 5 gocce di o.e. di gelsomino (agiscono sul sistema nervoso). Stendersi e aspirare le essenze benefiche per almeno 10 minuti.

Se invece lo stress è fisico diffondere 5 gocce di o.e. di pino (balsamico) e 5 gocce di o.e. di vetiver (tonificante).

 

Fitoterapia

In caso di ansia o stress che generano palpitazioni ed extrasistoli, il BIANCOSPINO è il rimedio d’elezione. Si può assumere sotto forma di tisana mettendo in infusione 1 cucchiaio raso di fiori e foglie in 1 tazza di acqua bollente per circa 10 minuti. Si assume due volte al giorno, per circa 6 settimane.

Oppure in farmacia ed in erboristeria si può trovare sia in Tintura madre che come Macerato glicerico.

 

Oligoterapia

Manganese – cobalto: 1 fiala al di per 10 giorni fatta assorbire sotto la lingua la mattina a digiuno a bocca pulita. Poi continuare con 1 dose 3 volte settimana per lunghi periodi di tempo.

 

Gemmoterapia:

Tilia Tormentose Macerato Glicerico. 20-40 gocce 3 volte al di


giovedì 8 ottobre 2020

PILLOLA DI BIOENERGETICA: REICH E LOWEN

 


Wilhelm Reich, neuropsichiatra austriaco allievo di Sigmund Freud, affermava che ogni tensione muscolare contiene la storia e il significato della sua origine.

Fin dall’infanzia, ogni esperienza negativa così come ogni pulsione repressa, a livello somatico si trasforma in un irrigidimento.

Reich rielaborò le scoperte che il suo maestro, Sigmund Freud, fece riguardo la psicoanalisi della sessualità e delle nevrosi sviluppando il tema dell’energia orgonica. Un tipo di energia vitale che naturalmente dovrebbe scorrere senza blocchi lungo tutto il corpo e che trova la sua massima espressione nella sessualità.

Se questo non avviene a causa di pressioni interne o esterne, e quindi se questa energia viene repressa od ostacolata scenderanno in campo forme di angoscia, inibizioni e blocchi.

La somatizzazione di queste tensioni, che Reich definisce “blocchi energetici”, andranno nel corso del tempo a formare la cosiddetta “corazza caratteriale”, una specie di armatura che limita i nostri sentimenti e la nostra libera espressione.

La corazza caratteriale e muscolare, costruita quindi per evitare il dolore, finisce per impedire alla persona di provare piacere portandola in un grande “non sentire”.

Quando nel nostro corpo compaiono troppe nelle quali l’energia non fluisce liberamente, il corpo stesso, finisce per diventare debole e vulnerabile.

Se l’energia è bloccata, se a causa di questi blocchi essa non può fluire liberamente, diventa stagnante, distruttiva e può essere essa stessa causa di maggiore esposizione alle malattie.

I sette Segmenti Corporei

Wilhelm Reich suddivise il corpo umano in sette segmenti corporei.

1. segmento oculare;

2. segmento orale;

3. segmento cervicale;

4. segmento toracico;

5. segmento diaframmatico;

6. segmento addominale;

7. segmento pelvico.

In ognuno di essi l’energia si potrebbe bloccare e, analizzando ognuno di questi segmenti, è possibile decodificare i messaggi che il corpo sta inviando.

Segmento oculare: in questo segmento è contenuto il cervello, deputato al coordinamento delle funzioni vitali. In caso di blocco dell’energia vitale si evidenzia uno sguardo vuoto, fisso, spento.

Segmento orale: collegato alla muscolatura della bocca, della gola e della lingua. In caso di blocco dell’energia vitale si evidenziano emozioni collegate al pianto e alla rabbia.

Segmento cervicale: comprende il collo e, come dice il nome stesso, la cervicale ed è la zona principe di tensioni muscolari importanti In caso di blocco dell’energia vitale.

Segmento toracico: comprende i muscoli del petto, delle spalle e gli intercostali. In caso di blocco dell’energia vitale si evidenziano blocchi emozionali che portano a loro volta ad un blocco della respirazione e delle emozioni.

Segmento diaframmatico: segmento cardine, posto esattamente a metà del nostro corpo. Comprende stomaco, fegato e plesso solare. In caso di blocco dell’energia vitale si evidenziano blocchi nella respirazione

Segmento addominale: posto nella muscolatura addominale, è il nostro terzo chakra. In caso di blocco dell’energia vitale vengono trattenute le emozioni più profonde e viscerali.

Segmento pelvico: il blocco di questa parte del nostro corpo, relativa agli organi genitali, che irrigidisce il bacino ed impedisce lo scorrimento delle energie sessuali, è spesso collegato e/o accompagnato a patologie sessuali.

Il discepolo di Reich, Alexander Lowen, proseguendo gli studi di Reich elaborò la sua opera primaria ”Analisi Bioenergetica”, una tecnica a mediazione corporea che, attraverso tecniche respiratorie ed esercizi fisici associati ad un’attenta analisi della psiche e del carattere della persona, aiuta la persona stessa a sciogliere quei “blocchi energetici” creatisi somatizzando le tensioni croniche. Contestualmente va a ricreare la carica energetica necessaria per costruire quell’unità mentecorpo indispensabile per il benessere della persona consentendole

di sperimentare il piacere è la gioia.

Per Lowen il pianto è il primo meccanismo di liberazione, potremmo dire di "scarcerazione" del corpo umano dal momento che aiuta a liberare la tensione, trasformandola in lacrime.

Il pianto è anche un arrendersi al corpo e un permettere al processo di guarigione di instaurarsi.


PILLOLA FLOREALE. LARCH (Larix Decidua): IL FIORE PER LO SCORAGGIAMENTO

 


Edward Bach, parlando di Larch afferma:

" Per quelli che non considerano se stessi abili o capaci quanto chi sta loro intorno, sono convinti di fallire, di non avere mai successo, e così non fanno neppure un tentativo o non lo fanno con sufficiente convinzione."

(E. Bach "I dodici guaritori e altri rimedi")

È quindi uno dei fiori più importanti per chi ha la tendenza a rinunciare a priori alle cose e alle situazioni per mancanza di fiducia in sé stessi.
Il suo utilizzo aiuta la persona ad avere più fiducia in se’ stessa e ad acquisire la consapevolezza di valutare con obiettività sia le sue capacità che i suoi limiti.
Sarà pertanto di grande aiuto per quei soggetti che tendono a rinunciare a priori ad ogni tipo di esperienza causa mancanza di autostima.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO: L’ANTINFIAMMATORIO PER ECCELLENZA DELLA MEDICINA NATURALE

 L’artiglio del diavolo ha diverse proprietà. La pianta viene sfruttata in medicina per la sua radice, che è composta da antinfiammatori naturali: si tratta di glucoiridoidi. Viene usata per curare malattie difficili come l’artrite reumatoide, i reumatismi in generale, la tendinite, la lombalgia, l’artrosi e tutte le malattie di origine reumatica. Il tutto è possibile grazie ai principi attivi che essa contiene. Tra questi ci sono i fitosteroli e i flavonoidi, che determinano un’attività antinfiammatoria e analgesica.

A cosa serve

L’artiglio del diavolo è impiegato da molto tempo soprattutto nella medicina tradizionale dei popoli sudafricani per curare i problemi che interessano il sistema osteo-articolare. La radice della pianta si è dimostrata efficace soprattutto in quelle situazioni che provocano dolore e infiammazione.

Ecco perché viene ampiamente utilizzata nel trattamento del mal di schiena, delle tendiniti, del mal di testa da artrosi cervicale, della sciatica, dell’artrite, dell’artrosi e delle contusioni.

Non bisogna dimenticare che la pianta in questione ha anche proprietà ipocolesterolemizzanti e ipouricemizzanti. Tutto ciò la rende utile anche in caso di gotta. Queste azioni sono dovute anche alla presenza di molti principi amari, che sono in grado di stimolare la produzione di succhi gastrici e della bile.

Il suo uso è diffuso ampiamente e ben noto anche nel mondo dello sport, dove i disagi causati dalle malattie reumatiche sono vissuti in contemporanea all’impossibilità di assumere certe categorie di farmaci, considerati dopanti, che possono essere sostituiti da medicinali di origine naturale, come appunto i derivati di questa pianta. Può essere impiegata come antispastico per i dolori mestruali e per i dolori intestinali di origine nervosa.

Come usarlo

L’artiglio del diavolo si assume di solito per via orale. Si usa l’estratto secco, che viene ottenuto dalla radice della pianta. Il dosaggio medio, come è stato dimostrato da diversi studi, è compreso tra 600 e 1200 mg al giorno.

L’effetto si manifesta nel giro di 7 o 8 giorni e raggiunge l’apice dopo circa 30 giorni, restando stabile nel corso del tempo.

L’artiglio del diavolo si trova anche sotto forma di estratto acquoso e tintura madre. Ci sono anche capsule o compresse e sono disponibili pomate e gel, da usare soprattutto nel caso di infiammazioni articolari. La pomata e la crema sono per un uso topico.

Controindicazioni

E’ bene ricordare che l’uso di questa erba officinale è controindicato in caso di gastrite, ulcere gastriche o duodenali. Inoltre non andrebbe usata quando si assumono degli altri antinfiammatori, perché potenzierebbe in maniera eccessiva gli effetti dei farmaci, compresi quelli indesiderati.

Gli effetti sgradevoli più comuni consistono nella nausea e nel mal di stomaco, mentre raramente si manifestano dolori addominali e diarrea. E’ bene assumerla a stomaco pieno e non va usata al di sotto dei due anni, in gravidanza e nel corso dell’allattamento

CONSCIO, INCONSCIO E ....... DESTINO

 


Oltre l’80% dei nostri comportamenti, delle nostre attività mentali, delle decisioni che prendiamo ogni giorno, dei pensieri che facciamo e delle emozioni che proviamo, sono il risultato di processi automatici e immediati che si svolgono al di sotto della nostra coscienza.

In poche parole sono frutto di quella misteriosa parte della nostra psiche che prende il nome di inconscio

La più recenti ricerche nell'ambito della psicologica e delle neuroscienze ci parlano quindi una natura tutt'altro che razionale e cosciente  della mente umana.

Questo significa che a determinare la nostra vita, la conoscenza che abbiamo di noi, degli altri e del mondo, sono in gran parte schemi di pensiero automatici, condizionamenti, esperienze passate, suggestioni, ricordi, simpatie, antipatie, aspettative, bisogni, pregiudizi.

Tutte situazioni di cui siamo poco o per nulla coscienti.

Alla luce di queste considerazioni, continuare a ritenere che l'essere umano sia per natura 'razionale' e 'cosciente di sé' è chiaramente una mera 'illusione'.

Una vera e propria rivoluzione culturale per il mondo occidentale, centrato sul culto dell'io, della scienza, della logica causa-effetto, della razionalità e della logica ordinaria.

Per altro, quel gran genio di Carl Gustav Jung, ci parlava di queste cose circa un secolo fa, quando raccomandava: “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”.


martedì 22 settembre 2020

Il Counseling: un grande alleato del Naturopata

Uno degli strumenti più potenti a disposizione di un Naturopata per accogliere e accompagnare chi si rivolge a lui, è la relazione.

E quando si parla di relazione non si può non parlare di Counseling.

Il Counseling, indica un'attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. 

Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, lavoro, scuola).

La prima attestazione dell'uso del termine Counseling per indicare un'attività rivolta a problemi sociali o psicologici risale al 1908 da parte di Frank Parsons. 

Nel 1951 la parola Counseling è usata da Carl R. Rogers per indicare una relazione nella quale il cliente è assistito nelle proprie difficoltà senza rinunciare alla libertà di scelta e alla propria responsabilità.

L'attività di Counseling è svolta da un Counselor, un professionista in grado di aiutare un interlocutore in problematiche personali e private. In base al bagaglio di abilità possedute, le competenze proprie all'attività di Counseling possono essere presenti nell'attività di diverse figure professionali quali psicologi, medici, assistenti e operatori sociali, educatori professionali e come già detto Naturopati. 

Essa è finalizzata a «consentire ad un individuo una visione realistica di sé e dell'ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali, con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori soggettivi», ed è inoltre «un'attività di competenza relazionale che utilizza mezzi comunicazionali per agevolare l'autoconoscenza di se stessi attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali, per migliorare il proprio stile di vita in maniera più soddisfacente e creativo».

lunedì 21 settembre 2020

Malanni da raffreddamento e rimedi naturali

 A causa degli sbalzi di temperatura tipici di questo periodo dell’anno e con l’arrivo dell’energia dell’autunno i malanni da raffreddamento possono prendere facilmente piede.

La straordinaria farmacia della natura può essere una nostra grande alleata per aiutarci in questi casi è recuperare rapidamente la migliore energia assumendo fin dai primi sintomi, e per un paio di volte al giorno, una tisana tra quelle che ti propongo:

Rosa canina

È indicata in presenza di mal di testa, tosse e bronchite; metti un cucchiaino di bacche essicate in una tazza di acqua calda. Lascia in infusione per 10 minuti, quindi filtra e bevine 2 tazze al giorno.

Salice

Questa tisana è ottima quando in caso di febbre alta e dolori articolari e/o muscolari; metti un cucchiaino di scorza essicata in una tazza di acqua calda. Lascia in infusione per 5 minuti, quindi filtra e bevi alla sera. Attenzione: il salice è controindicato a chi è già allergico all'aspirina.

Sambuco

Ottima in presenza di febbre e catarro; metti un cucchiaino di fiori in una tazza di acqua calda. Lascia in infusione per 10 minuti, quindi filtra e bevine 2 tazze al giorno.

A queste tisane possiamo associare due oligoelementi straordinari da questo punto di vista: Rame e Oro, antinfiammatori per eccellenza

Rame: è efficace nelle manifestazioni infettive e infiammatorie acute. Al comparire dei primi sintomi, spesso ne limita l'evoluzione già in 24 o 48 ore. Assumine 2-3 fiale al giorno per 10 giorni. Scegli il rame soprattutto in caso di mal di gola. L’oligoelemento (liquido) va messo sotto la lingua e tenuto in bocca un minuto prima di deglutire. 

Oro: è antinfettivo e antinfiammatorio. Assumi 1-2 fiale al dì e prosegui il trattamento per una settimana. Va preferito al rame se il sintomo dominante è la stanchezza.

Prosegui l’assunzione sia della tisana che dell’oligoelemento fino alla completa scomparsa dei sintomi

Profumarsi con gli oli essenziali

 Sono sempre più le persone che, per profumarsi, preferiscono ricorrere al profumo degli oli essenziali piuttosto che a quello dei tradizionali cosmetici.

Tra le innumerevoli proprietà di quel vero e proprio dono della natura che risponde al nome di olio essenziale vi è infatti la possibilità di profumarsi con una materia viva, facendoci quindi accompagnare in ogni momento delle nostre giornate dalle vibrazioni, dall’energia e dal messaggio che ciascuna pianta porta con se’. Esattamente come facciamo con abiti, calzature, collane, braccialetti e con tutto ciò che ci è più caro e che ci fa star bene.

Gli oli essenziali puri al 100% sono composti soltanto da estratti della pianta e non contengono alcuna sostanza chimica, di sintesi, neppure quelle di fissaggio. Pertanto la loro persistenza sulla nostra pelle dipende esclusivamente dal tipo di pianta, secondo una categorizzazione delle piante stesse in base alle loro “note aromatiche”

Tale classificazione ci parla di: note di Base, note di Cuore e note di Testa.

- le note di testa sono quelle più volatili, che tendono a svanire più velocemente: Limone, Mandarino, Arancio e la maggior parte degli agrumi.

- le note di cuore sono quelle mediamente persistenti e sono profumi pieni e avvolgenti: Lavanda, Ylang Ylang, Gelsomino, Rosa.

- le note di base (o di fondo) sono quelle più persistenti e che ci accompagnano per più tempo: Patchouli, Cannella, Incenso

Sarà quindi possibile scegliere il profumo da “indossare” in relazione ai nostri gusti olfattivi, al tipo di giornata che dovremo affrontare e per quanto tempo desidereremo continuare a sentire il profumo che abbiamo scelto.

L’intelligenza delle piante

 Le piante riconoscono i parenti, sanno contare, prendono decisioni:

Lo studio dell'Università di Padova

Secondo i ricercatori italiani, i vegetali pur non essendo dotati di organo cerebrale sono in grado di adempiere funzioni cognitive

Le specie vegetali sono in grado di compiere astrazioni, di riconoscere i propri parenti, di prendere decisioni e persino contare. A rivelarlo una serie di studi pubblicati sulle riviste Journal of Comparative Psychology, Nature-Scientific Reports e Psychological Bulletin & Reviews e condotti dagli esperti dell'Università di Padova, che hanno analizzato le risposte delle piante agli stimoli esterni, notando che, pur non dotate di organo cerebrale, esse sembrano in grado di adempiere funzioni cognitive.

"Sono sempre più numerose - dichiara Umberto Castiello dell'Università di Padova - le prove a sostegno delle teorie che vedono le piante in grado di rispondere in maniera complessa agli stimoli, comunicando, ricordando, decidendo e persino contando".

La "Venere acchiappamosche" Il team ha studiato, tra le altre specie, la Dionea, o "Venere acchiappamosche", che sembra in grado di contare il numero di passi compiuti dalla preda. "Abbiamo notato – sostiene il ricercatore – che la pianta intrappola la preda solo quando l’insetto la innesca due volte entro un tempo massimo di 20 secondi, il che suggerisce che le piante possono ricordare il primo segnale per un breve periodo". Secondo gli esperti le piante potrebbero aver bisogno di contare i passi delle prede per risparmiare energia e ottimizzare così le proprie risorse. "In un altro esperimento – prosegue Castiello – abbiamo dimostrato che la pianta in fiore di mimosa può ricordare di essere caduta. Abbiamo lasciato cadere la pianta da un minimo di sei fino a un massimo di 60 volte da un’altezza minima, e alla fine dell'esperimento la mimosa non ha più piegato le foglie in risposta difensiva, dopo aver compreso che non avrebbe avuto conseguenze nel cadere da quella altezza".

L’autore sottolinea che la risposta è stata osservata fino a un mese di distanza, il che dimostra l’acquisizione e l’espressione di una memoria di lunga durata. "Gli arbusti – afferma Castiello – possono riconoscere i loro parenti, tanto che rilasciano sostanze chimiche quando vengono piantati in prossimità, e questo li aiuta a scacciare i predatori. Quando le piante soffrono di mancanza d’acqua possono condividere queste informazioni con i loro vicini inviando segnali attraverso le radici". Gli esperti aggiungono che in questo modo la pianta inizia a conservare l’acqua. "La domanda che dobbiamo porci – conclude lo scienziato – non è se le piante siano o meno organismi cognitivi, ma come utilizzino le loro capacità cognitive".

L’olio Essenziale di Timo Rosso

L’olio essenziale di Timo Rosso è un vero e proprio toccasana per affrontare l’inverno e gli eventuali malesseri da raffreddamento correlati al freddo e all’umidità 

l Thymus vulgaris è una pianta cespugliosa sempreverde dalle cui foglie viene estratto un potente olio essenziale che non dovrebbe mai mancare nel nostro pronto soccorso

Principali Proprietà:

* antibiotico naturale

* antibatterico, antivirale, antimicrobico

* antimicotico

* tonico e neurotonico

* digestivo

Principali indicazioni:

* purificante della pelle

* utile contro sinusiti, bronchiti, rinofaringiti e otiti

* efficace contro candida e cistiti

* molto potente contro la micosi della pelle

* purificante delle vie respiratorie

Consigli d’uso:

* Sinusiti, bronchiti, rinofaringiti e per purificare le vie respiratorie fare dei suffumigi con 1-3 gocce di o.e. diluite in un pentolino di acqua calda, o diffondere 10 gocce di o.e. nell’ambiente.

* Febbre massaggiare torace e schiena con 3-4 gocce di o.e. diluite in olio vegetale (olio di mandorle, di oliva…)

* Infezioni da candida e/o cistite semicupi (immersioni di 10 min) o anche lavaggi con acqua calda e 2-3 gocce di olio essenziale.

* Micosi della pelle applicare 1 goccia pura direttamente sulla zona interessata.

* Otite applicare 1-2 gocce pure (non diluite) dietro il padiglione auricolare.

* Rafforzare la concentrazione diffondere qualche goccia nell’ambiente attraverso un diffusore o bagnare un fazzoletto con poche gocce e annusare.

Controindicazioni:

Non presenta particolari effetti collaterali, ma come ogni olio essenziale va usato con cautela.

* Prima dell’utilizzo si consiglia sempre di effettuare un piccolo test allergico versando 1 goccia di o.e. nell’incavo del gomito, se non si hanno reazioni si può procedere con l’utilizzo.

* Assicurarsi sempre che l’o.e. sia puro e di origine biologica (trovate queste diciture sulla confezione)

* Gli oli essenziali sono un valido aiuto nella prevenzione e spesso di supporto alla cura, ma non sostituiscono i medicinali, quindi se la patologia sussiste e non migliora consultare il proprio medico.

mercoledì 4 marzo 2020

Routine giornaliera di benessere. Di Filippo Vagli



Cari amici, appassionati di benessere naturale.
Vi propongo una semplice ma efficacissima routine giornaliera di benessere che ci viene proposta dalla millenaria cultura Ayurvedica. Tale sequenza andrebbe eseguita ogni giorno nella sua interezza per predisporci allo stato di benessere. Chi, per motivi pratici legati alle proprie attività quotidiane, non la può eseguire quotidianamente potrà comunque svolgerla almeno in parte nei giorni lavorativi e per intero nelle giornate di sabato, domenica, nei periodi di ferie, ecc…

Svegliarsi tra le 6 e le 8 del mattino. Dopo quell’ora diventa dominante l’energia di Kapha (uno dei tre “Dosha”, le costituzioni Ayurvediche) e alzarsi richiede un dispendio di energia molto elevato.
Bere un bicchiere di acqua tiepida scaldata sul fuoco (non nel microonde) con mezzo limone spremuto e un cucchiaino di miele d’acacia. Serve per depurare e per dare informazione ai tre Dosha: l’acqua tiepida aiuta il Dosha “Vata” (rilassa il colon), il limone il Dosha “Pitta” (spegne il fuoco in eccesso) e il miele il Dosha “Kapha” (assorbe i muchi). E’ fondamentale che l’acqua sia tiepida e non calda, altrimenti il miele perde le proprie peculiarità, così come che il miele si d’acacia dal momento che è l’unico miele che non dà il picco glicemico (per questo lo possono assumere anche i diabetici) e quindi non genera il fenomeno del up e down.

Espletare i bisogni naturali

Spazzolare lingua e denti; prima la lingua con l’apposito strumento (nettalingua) o con un cucchiaino da caffè per eliminare la patina che la ricopre (tossine che si sono accumulate durante la notte). 
Fare sciacqui con 1 cucchiaio di olio di sesamo in un quarto di bicchiere di acqua tiepida. E’ fondamentale per gengive, denti, afte, igiene generale del cavo orale, responsabile della possibile ingestione di agenti patogeni nel nostro organismo

Cospargersi il corpo con olio. In inverno useremo olio di Sesamo (riscaldante) e in state olio di Cocco (rinfrescante). Gli esperti di Ayurveda a conoscenza della propria costituzione, potranno utilizzare specifici oli in relazione al proprio Dosha (vengono commercializzati oli Vata, Pitta, e Kapha.
Bagno o doccia senza sapone, solo per togliersi l’olio usando un guanto

Preparazione alle attività quotidiane attraverso la meditazione (sono sufficienti anche soltanto pochi minuti), da eseguire preferibilmente a stomaco vuoto (l’attività meditativa tende a rallentare tutti i ritmi del corpo, compresa la digestione)

Colazione

Attività lavorativa mattinale

Pranzo principale: ideale alle ore 12,30 e comunque mai oltre le ore 14

Attività lavorativa pomeridiana: ogni tipo di attività lavorativa andrebbe terminata entro le ore 18 (per chi può ovviamente). Dopo le ore 18 non si dovrebbero più eseguire attività aerobiche, di movimento e soprattutto che impattino sull’udito (i rumori sollecitano l’energia Vata, un tipo di energia fortemente attivante che rischia di generare insonnia o comunque difficoltà ad addormentarsi)

Sottoporsi ad un massaggio. In India è considerata la prima e più efficace terapia per pacificare l’energia Vata (responsabile del sistema nervoso). Non è un caso che in India le partorienti non svolgano nessuna attività nei 40 giorni successivi al parto, periodo in cui non compiono nessun tipo di attività ma vengono soltanto massaggiate, al fine di riequilibrare il sistema nervoso dopo il trauma del parto (non a caso il periodo in cui si hanno le depressioni post partum).

Cena tra le 19,30 e le 20

Coricarsi per le ore 22, astenendosi dal guardare smartphone, tablet, computer, e qualsiasi tipo di strumento elettronico emettitore di luce artificiale e onde elettromagnetiche

martedì 3 marzo 2020

Griffonia Simplicifolia: il rimedio naturale per il rilassamento psicofisico. Di Filippo Vagli


In tutte quelle situazioni in cui facciamo fatica a rilassarci, quando tutte le nostre attività quotidiane sono accompagnate da ansia e nervosismo piuttosto che da tristezza e malinconia, e il corpo risponde con dolori diffusi, contratture a spalle, braccia, gambe, schiena, articolazioni, un ottimo rimedio naturale per calmare e far riposare corpo e mente può essere la Griffonia Simplicifolia.

Quest’ultima è una pianta legnosa della famiglia delle fabacee, diffusa principalmente nelle aree tropicali umide dell'Africa che produce fiori di colore verdastro e frutti (baccelli) i quali contengono semi di forma discoidale e di colorazione che può andare dal bruno al nero.

Le sue proprietà di regolatore dell’umore, del sonno e della contrazione muscolare dipendono dalla presenza del 5-HTP, un aminoacido derivato dal triptofano e precursore biochimico della sintesi della serotonina da parte del nostro organismo.

L’integratore di Griffonia Simplicifolia si assume sotto forma di estratto secco, in quantità di una capsula al giorno, con acqua, lontano dai pasti. 

lunedì 2 marzo 2020

IL MASSAGGIO RINFORZA IL SISTEMA IMMUNITARIO: LO CONFERMA LA SCIENZA


Un interessante articolo del collega Cosalvo Santilli sui benefici del massaggio relativamente al miglior funzionamento del sistema immunitario

Un massaggio non solo fa stare bene, ma può effettivamente renderci più sani.
Sebbene ci siano stati diversi studi sui benefici del massaggio, si ritiene che lo studio del Cedars-Sinai Medical Center, in California, sia il primo sistematico su un gruppo più ampio di adulti sani.
Lo studio è pubblicato nell'edizione stampata del "Journal of Alternative and Complementary Medicine".
Il massaggio è popolare in America, con quasi il 9% degli adulti che ne ha ricevuto almeno uno nell'ultimo anno", ha dichiarato Mark Rapaport, presidente del Dipartimento di Psichiatria e Neuroscienze Comportamentali. "Le persone spesso considerano il massaggio come parte di uno stile di vita sano, ma fino ad ora non ci sono state molte prove fisiologiche dell'elevata risposta immunitaria del corpo
Nello studio effettuato, 29 soggetti hanno ricevuto 45 minuti di massaggio svedese da operatori che hanno usato protocolli specifici e identici.
Prima del massaggio, i partecipanti erano dotati di cateteri endovenosi, allo scopo di prelevare campioni di sangue durante la sessione. E' stato chiesto loro di riposare in silenzio per 30 minuti.
Dopo il periodo di riposo, sono stati raccolti campioni di sangue da ogni persona, cinque minuti e un minuto prima dell'inizio del massaggio. Alla fine della sessione di massaggio di 45 minuti, i campioni di sangue sono stati raccolti a uno, cinque, 10, 15, 30 e 60 minuti, dopo il massaggio.
Tutti hanno mostrato un notevole aumento del livello di attività dei globuli bianchi, le cellule del sistema immunitario che hanno il compito di difendere l'organismo dalle infezioni e dalle malattie.
La ricerca indica che il massaggio può svolgere un ruolo diretto nell'aumentare non solo la quantità di linfociti all'interno del corpo, ma anche la loro forza e la loro efficacia.
Si è constatata, inoltre, una forte riduzione dell'arginina vasopressina (AVP), che si ritiene abbia un ruolo fondamentale nell'aumento del cortisolo, l'ormone dello stress.
Un altro studio è stato condotto da Gail Ironson, dell'Università di Miami, su pazienti sieropositivi, che hanno ricevuto massaggi di 45 minuti, cinque giorni a settimana, per un mese. Si è riscontrato un aumento della serotonina e un aumento delle cellule che sono considerate la prima linea di difesa del sistema immunitario.
In un ulteriore studio controllato, effettuato su adolescenti sieropositivi, i partecipanti che hanno ricevuto regolari massaggi, hanno mostrato una migliore funzione immunitaria, entro la fine dello studio di 12 settimane. I cambiamenti includevano un aumento dei globuli bianchi, noti come cellule natural killer (NK), che forniscono risposte rapide alle cellule infette da virus.
Facciamolo sapere a tutti...

venerdì 28 febbraio 2020

Da Paracelso un aiuto per la scelta di cosa mangiare. Di Filippo Vagli


Theophrastus Bombastus Von Hohenheim, detto Paracelso è stato un medico, alchimista e astrologo svizzero del 1500. Tra le sue teorie, una particolarmente interessante in ambito naturopatico è quella denominata “Teoria delle Segnature” e si basa sul fatto che tutte le cose esistenti nell’universo sono portatrici di un “segno”, di una particolarità, che manifesta e rivela le loro qualità invisibili.
Ecco che, secondo questa concezione, uno dei criteri privilegiati per la scelta dei rimedi naturali è quello dell’analogia. L’efficacia di un rimedio naturale nella cura di una malattia deriva dall’analogia e dalla corrispondenza di forma e funzione tra l’organo in disfunzione e il rimedio naturale da utilizzare.  
Questa teoria può venirci molto utile nella scelta dei cibi per il benessere dei nostri organi, anche alla luce delle evidenze scientifiche in materia, quali ad esempio:
Il pompelmo, assomiglia molto alla ghiandola mammaria: tale frutto è ricco di limonoidi, sostanze con importanti proprietà antitumorali per le cellule del seno.
La carota affettata assomiglia ad un occhio; essendo ricca di il beta-carotene aiuta a migliorare la vista ed a prevenire la cataratta
ll pomodoro assomiglia ad un cuore ed infatti è ricco di licopene, un potente antiossidante che tra le altre cose migliora la pressione sanguigna.
Le noci assomigliano ad un cervello umano: sono particolarmente ricche di Omega 3, di vitamine del gruppo B e di amminoacidi, sostanze fondamentali per il benessere del cervello
I funghi affettati assomigliano ad un orecchio: contengono importanti quantità di vitamina D, utili per mantenere l'udito in buone condizioni.
L'avocado assomiglia ad un utero e alla cervice, e impiega nove mesi a maturare. Tra le sue proprietà troviamo una serie di fitormoni utili alla prevenzione del cancro al collo dell'utero.
L’uva a grappoli assomiglia agli alveoli polmonari. L’uva contiene molecole che diminuiscono la probabilità di contrarre il tumore ai polmoni.
Il sedano assomiglia ad un osso: il sedano contiene abbondanti quantità di silicio, elemento che produce collagene, a sua volta fondamentale per mantenere l'integrità dello scheletro.
La patate dolci hanno una forma simile a quella del pancreas: contengono importanti quantità di vitamina B6, efficacie nel contrastare la diffusione del tumore al pancreas
Infine, i fagioli, molto simili ai reni, contengono sostanze in grado di coadiuvare in maniera importante la funzione renale.



lunedì 24 febbraio 2020

Fibromialgia, un aiuto dalla Biodinamica Craniosacrale



Riporto per i miei allievi e per tutti gli appassionati della materia, un interessante articolo trovato in rete, in cui vengono riportati importanti studi scientifici riguardo i benefici della Biodinamica Craniosacrale

Definizione della fibromialgia
La fibromialgia è una malattia cronica con un quadro clinico complesso. Purtroppo alcuni sintomi sono sovrapponbili anche ad altre patologie e il percorso per arrivare alla diagnosi corretta è spesso lungo. E’ caratterizzata da dolore, tensione muscolare, stanchezza e molti altri sintomi che possono variare sia nella comparsa che nell’intensità da persona a persona. L’intensità dei sintomi è variabile e nelle forme più intense questo disturbo può essere estremamente debilitante ed interferire pesantemente con le normali attività quotidiane, come aprire un barattolo o poter godere di un sonno ristoratore.
La sindrome fibromialgica non presenta alterazioni nelle analisi di laboratorio e la diagnosi dipende principalmente dai sintomi che la persona riferisce al medico curante. Purtroppo alcune persone possono considerare questi sintomi come immaginari o non importanti, e questo per un fibromialgico è molto frustrante. Nonostante ciò, negli ultimi 10 anni la fibromialgia è stata studiata e definita meglio e sono state stabilite le linee guida per la diagnosi.
Questi studi hanno dimostrato che alcuni sintomi, come il dolore muscoloscheletrico diffuso, e la presenza di specifiche aree dolenti alla digitopressione (tender points) sono presenti nei pazienti affetti da sindrome fibromialgica e non nelle persone sane, o in pazienti con altre patologie reumatiche dolorose. Queste due caratteristiche fanno da spartiacque tra i fibromialgici e altre condizioni. Gli studi svolti hanno rilevato anche la presenza di alterazioni nei mediatori chimici quali i neurotrasmettitori a livello centrale o di sostanze ormonali; alterazioni nella qualità del sonno e/o una particolare vulnerabilità dei muscoli a microtraumi ripetuti.
In effetti, la sindrome fibromialgica sembra dipendere da una alterazione delle modalità di percezione a livello del sistema nervoso centrale degli stimoli che arrivano dai nocicettori (i nocicettori sono terminazioni nervose coinvolte nella percezione del dolore e specializzate nel riconoscere stimoli in grado di produrre potenzialmente o concretamente un danno tissutale).
Non tutti i medici sono a conoscenza di tale sindrome, ma la maggior parte dei reumatologi sa come eseguire la valutazione dei tender points per arrivare ad una diagnosi di fibromialgia.
 Attualmente non esiste una cura e il trattamento della fibromialgia si concentra sulla gestione dei sintomi e sul miglioramento dello stato di salute generale.

Il medico può indicare un piano terapeutico individuale, adeguato alle necessità del singolo paziente, infatti alcuni soggetti fibromialgici presentano una sintomatologia lieve, e richiedono un trattamento altrettanto modesto, mentre altri presentano sintomi severi e richiedono un approccio terapeutico globale. La medicina convenzionale si basa sui trattamenti farmacologici per gestire sintomi come dolore, astenia, disturbi del sonno e correggere le alterazioni alla base della malattia (in particolare il deficit di serotonina). I trattamenti non farmacologici, come l’educazione del paziente, l’esercizio aerobico e la terapia cognitivo-comportamentale, possono essere d’aiuto nei miglioramenti funzionali e risultano estremamente efficaci nel modificare l’iperattività neurovegetativa presente nella fibromialgia.
Recenti studi hanno dimostrato che è possibile ottenere un migliore risultato terapeutico con la combinazione di diversi approcci multidisciplinari. In questo contesto si inserisce il contributo complementare della Biodinamica Craniosacrale. Attraverso il suo dialogo gentile con il sistema nervoso centrale lo sostiene e lo aiuta ad abbassare l’iperattività neurovegetativa, aiuta l’autoregolazione interna, il rilassamento muscolare, lavora in modo dolce e delicato, attraverso il corpo, con le tematiche legate al trauma caratteristiche di questa sindrome.

Studi su Fibromialgia e Craniosacrale
Massimo Armeni (M.F.S., D.O., ACSM-HFS, R.C.S.T., I.T.C.S.-M.R.C.S. Head of Research, Istituto Terapie Craniosacrali – ITCS) ha raccolto alcune interessanti ricerche fatte nell’ambito Craniosacrale e ce ne sono due in relazione alla fibromialgia che cito di seguito:
Terapia Craniosacrale e Dolore Cronico in soggetti affetti da Fibromialgìa: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20702514
In questo studio clinico randomizzato pubblicato sul Clinical Rehabilitation nel 2011 92 soggetti con diagnosi di fibromialgia furono sottoposti a trattamento craniosacrale per 20 settimane. Non soltanto nell’immediato ma anche ad un anno di distanza dai trattamenti i soggetti mostrarono un decremento nelle sedi del dolore (da 18 a 13 punti dolorosi) ed un netto decremento nella percezione del dolore. Questo studio indica che il trattamento craniosacrale migliora nettamente i sintomi ed il dolore in soggetti con fibromialgia anche a medio termine.
Influenza della Terapia Craniosacrale su Ansia, Depressione e Qualità di vita in pazienti Fibromialgici: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19729492
In questo trial randomizzato in cieco del 2011 pubblicato sul Evid Based Complementary and Alternative Medicine 84 pazienti fibromialgici furono trattati craniosacralmente per 25 settimane. Gli stati di ansia, depressione, insonnia e dolore cronico furono valutati a 10 minuti, 6 mesi ed 1 anno dopo i trattamenti. A distanza di 6 mesi tutti i pazienti del gruppo di intervento trattati con terapia craniosacrale avevano migliorato i sintomi clinici sopra esposti. Ciò significa che la terapia craniosacrale migliora globalmente la qualità di vita in pazienti con fibromialgia.

Recente studio avviato a Pordenone
Quelle riportate qui sopra sono ricerche del 2011. Grazie agli studi, alle esplorazioni e agli insegnamenti degli elementi di spicco di questa disciplina, il mondo della Biodinamica Craniosacrale è in costante evoluzione e sarebbe bello poter proseguire con la sperimentazione. In tal senso si sta muovendo l’Istituto Craniosacrale La Marea che il 13 giugno scorso ha presentato in una conferenza il progetto “Craniosacrale e Fibromialgia: un nuovo orientamento alla salute”.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’associazione Fibrofamily Onlus, L’Istituto CS La Marea e l’associazione Il Respiro Della Vita, a Pordenone. Hanno deciso di cooperare affinché si possa creare un progetto pilota che valuterà l’utilizzo della Biodinamica Craniosacrale come risorsa complementare per questa patologia.
La regione Friuli Venezia Giulia ha riconosciuto la fibromialgia come malattia invalidante da febbraio 2017 e sta creando un registro regionale per dare una presa in carico multidisciplinare ai pazienti e per offrire una tutela assistenziale extra-LEA, individuando anche dei canali contributivi per sostenere la ricerca.

Integrazione con la Biodinamica Craniosacrale
Uno degli elementi base della fibromialgia è il trauma. Anche se la causa di questa sindrome al momento resta sconosciuta, diversi fattori possono scatenarla. Eventi stressanti come una malattia, un lutto, un trauma fisico o psichico possono portare alle alterazioni tipiche della fibromialgia. Oppure un principale evento traumatico può essere avvenuto nell’infanzia e la sindrome invece scatenarsi in età adulta in seguito ad un evento anche lieve o dopo un periodo stressante che fa da attivatore. È comunque improbabile che la sindrome fibromialgica sia provocata da una singola causa o un singolo evento che abbia determinato l’insorgenza dei sintomi.
Questo mi ha fatto pensare alle dinamiche di un sistema nervoso in stress post-traumatico e all’approccio BCS (Biodinamica Cranio Sacrale) rispetto al trauma.
Michael Shea ha descritto molto bene quello che succede al sistema nervoso centrale di una persona traumatizzata. Cerco di riassumerlo brevemente… L’emisfero destro è olistico e globale, è connesso all’immagazzinamento delle emozioni e dei ricordi, sia felici che spaventosi (traumi e shock compresi), vive di sensazioni e immagini, ci dà la consapevolezza corporea e viscerale. L’emisfero sinistro gestisce la traduzione in schemi, simboli, significati verbali e ordini logici delle informazioni globali dell’emisfero destro. In sostanza “mette in ordine” gli input del destro e dà un senso all’esperienza, ci permette di raccontarla e di comprendere attraverso il ragionamento.
Nelle persone traumatizzate si è rilevata una diminuzione del metabolismo basale nell’attività dell’emisfero sinistro. La funzione dell’emisfero sinistro è scollegata per il 20-30% quando non è sotto stress, arrivando a scollegarsi fino all’80% sotto stress. I due emisferi si dissociano e non lavorano insieme nell’autoregolazione. Per questo motivo quando viviamo situazioni traumatizzanti ci sentiamo isolati, confusi e incapaci di esprimere le nostre sensazioni.
Dopo il trauma iniziale (se non viene risolto e rilasciato) l’emisfero destro resta costantemente sopratono, sensibilissimo agli stimoli della paura, il sistema nervoso autonomo non è più in grado di funzionare correttamente nel bilanciamento tra simpatico e parasimpatico, generando un’iperattività di entrambi, e così ad una persona traumatizzata basterà anche un piccolo stress per attivare una risposta corporea eccessiva.
Quando il SNA (o neurovegetativo) è sovraccarico induce squilibri nella produzione di cortisolo, che altera la risposta del sistema immunitario e innesca uno stato di infiammazione cronica del corpo. L’intero sistema è irritato subclinicamente in modo costante per lo stress accumulato e può esplodere con un evento anche di minimo stress.
In particolare, nello stress post-traumatico, c’è uno spostamento da una percezione di pericolo esterno ad una percezione di pericolo su base interna e il corpo comincia a combattere sé stesso innescando malattie autoimmuni (per questo si dice che la base delle malattie autoimmuni è un’errata percezione del pericolo).

Detto questo, torniamo al nostro caro emisfero destro e a quello che succede in una sessione Biodinamica Cranio Sacrale. Lo spazio della sessione BCS è uno spazio particolare, sostenuto dalla qualità che in meditazione si definisce “presenza”. L’operatore è orientato all’ascolto (di sé e del cliente), alla neutralità, è non giudicante e accogliente, ha il cuore aperto a ricevere la totalità della persona, è un testimone del lavoro della Salute, e il contatto è delicato, gentile, mediato e concordato. Questo permette al ricevente di sentirsi in un ambiente protetto, in una relazione rispettosa, di sentirsi ascoltato. E’ uno spazio altamente salutare per il sistema nervoso centrale. Anatomicamente ha a che fare con tutta quell’area del cervello emotivo, in stretta relazione con i ventricoli, che regola anche l’attività del sistema neurovegetativo. Grazie alle capacità di quiete, silenzio ed equanimità, l’operatore aiuta il sistema nervoso autonomo del cliente ad abbassare il livello di attività, a rallentare, ad accedere a quegli spazi di quiete in cui riesce a riorganizzarsi. Il sistema riesce a riorientarsi alle forze che sostengono e organizzano costantemente la vita.

Una cosa da ricordare è che gli esseri umani comunicano tra loro principalmente attraverso l’emisfero destro. La comunicazione non verbale, le microespressioni, il contenuto emotivo, vengono colti in modo estremamente rapido e preciso dall’emisfero destro.
Quando l’operatore lavora, attraverso il contatto (la pelle deriva dall’ectoderma come il sistema nervoso) il suo emisfero destro si collega con l’emisfero destro della persona che riceve la sessione e ne ricrea le sensazioni, sottoforma di rete neurale, all’interno del proprio corpo. Come dicevamo, nel trauma l’emisfero sinistro è in difficoltà. In sessione l’operatore funziona come un surrogato dell’emisfero sinistro per il cliente. Lo fa attraverso il dialogo, attraverso la propria autoregolazione e orientandosi alle Quiete, usando il pendolamento tra attivazione e risorsa. Allo stesso tempo osserva come testimone neutrale le sensazioni che riceve dall’emisfero destro. Sintonizzandosi con la Quiete e la Potenza del Respiro della Vita anche il sistema del cliente si riconnette con la Respirazione Primaria ritrovando così le risorse per l’integrazione della memoria traumatica.

Esperienza personale
A queste considerazioni posso aggiungere una convalida personale. Si tratta di una piccola esperienza perché si basa solo su tre casi. L’andamento delle sessioni e i risultati che abbiamo rilevato, io e queste tre persone, sono conformi alle ricerche fatte integrando la BCS con la terapia medica e comportamentale. Un netto miglioramento nello stato medio del dolore (non del picco) è stato riferito dopo circa 6-8 sessioni a cadenza settimanale. Dopo di ché, nei due casi più lievi, è stato possibile diradare le sessioni in quanto i picchi di dolore sono diventati sporadici. Mentre nel caso della persona con la fibromialgia più invalidante le sessioni sono tutt’ora a cadenza settimanale, con un risultato (comprendendo la concomitante terapia medica e comportamentale) di vita quasi normale per metà settimana e poi il dolore si riacutizza, ma il percorso è iniziato da poco e vedremo man mano come procede.