Si fa un gran
parlare dell’importanza del movimento fisico ed in particolare del camminare o
del correre per una miglior qualità di vita relativamente a salute e benessere.
Quello che i più
non sanno è però che, al di là degli innegabili benefici legati al metabolismo
e a tutti i processi fisiologici ad esso collegati, in tali pratiche esiste una
ragione psicobiologica profonda.
L’esperienza
intrauterina del feto viene fortemente condizionata dal movimento generato
dalla camminata della madre consentendo all’embrione di strutturare la propria
capacità percettiva proprio grazie a questo tipo di esperienza.
Ecco perché
camminare a passo costante piuttosto che correre ci offrono una sensazione di
sollievo, sostegno e piacere.
Un po’ come se
il ritmo scandito dai nostri passi ci riportasse in dietro nel tempo ed esattamente
al ritmo percepito da tutto il nostro corpo relativamente al passo di nostra
madre durante la vita intra-uterina.
Un profondo legame
con l’esperienza di vita prima della nascita vera e propria, e quindi con
quelle sapere innato che ci insegna a muoverci nel mondo degli adulti e che ci
riporta alle origini della vita stessa.

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