martedì 27 ottobre 2020

QUANDO LA PELLE PARLA DI TE


Rossori, pruriti e bruciori spesso sono spie di un disagio interiore. 
Liberandoci dai ruoli autoimposti, dalle rigidità e dai freni ritroveremo una pelle sana.

La pelle non può essere considerata semplicemente  come un organo “superficiale”. Nella visione psicosomatica la pelle è molto di più: rappresenta una dimensione dove i nostri modi di essere si legano con il mondo, dove la nostra vita dialoga con l’esterno. Ecco perché la sfera cutanea va “letta” in più modi, scoprendo cosa significano e come vanno affrontati tutti i disturbi che la possono affliggere. Quali sono i comportamenti che salvano la pelle? In parte coincidono con quelli che tutelano la psiche e che ci garantiscono un modo di vivere più immediato e vitale, meno filtrato. Se è la pelle l’organo bersaglio di tensioni e stress è meglio “farsela amica” e, anziché combattere i suoi disturbi solo con pomate e farmaci, imparare  a decodificare i suoi segnali. Relazionarsi con il mondo esterno in modo più naturale è la condizione indispensabile per guarire dalle malattie cutanee.

Ecco in concreto gli atteggiamenti che ci possono aiutare:

L’eccesso di diplomazia che fa male alla pelle

Chi soffre di malattie della pelle spesso, per evitare di esporsi nelle relazioni sociali, ricorre al silenzio e alla diplomazia. Anziché aiutarlo, però, queste due modalità danno di lui un’immagine falsa favorendo equivoci e fraintendimenti. Involontariamente si sviluppano relazioni in cui si finisce intrappolati oppure si fa fatica a stabilire una vera intimità. L’eccesso di diplomazia inoltre impedisce di difendersi da ciò che non piace. Il non detto si accumula fino a riversarsi sulla pelle, che si incarica di manifestare l’irritazione.

Metti i tuoi paletti, quando serve

Viviamo in una società a impronta fortemente individualista e competitiva, in questo clima siamo continuamente costretti a definire i nostri confini e talvolta a difenderli. Chi è particolarmente sensibile a questo aspetto avrà ottime possibilità di esprimere il suo disagio attraverso la pelle. Ma quando serve mettere paletti? Ad esempio in tutte quelle situazioni nelle quali non è chiara l’attribuzione di compiti e ruoli: di solito capita al lavoro, per cui ci si può ritrovare a fare ciò che competerebbe a qualcun altro (o semplicemente che non ci spetta) oppure a dovere difendere la vita privata dall’intrusione dell’attività lavorativa. Stabilisci con chiarezza quello che ti compete e quello che ti è dovuto, poi sii deciso e fermo: un “no” secco convince e fa bene…alla pelle!

Segui le sensazioni a “pelle”

“A pelle direi che”…Quante volte capita di dirlo? Tante….Ma quante volte capita di dare seguito o credibilità a ciò che la pelle, ossia una sensibilità innata e istintiva, ti suggerisce? Poche purtroppo, perché siamo abituati a diffidare di ciò che non ha fondamento razionale. Si tratta di un errore: se lo facessimo eviteremo di commettere molti dei passi falsi che “costringono” la pelle a ricorrere alle maniere forti (attraverso somatizzazioni e disturbi veri e propri). Dai più ascolto alle sensazioni di apertura, chiusura, calore, freddezza, alle attrazioni e alle repulsioni apparentemente immotivate: vedrai che quello che hai percepito non era sbagliato.

Accogli incertezza e cambiamento

Le situazioni e i momenti di passaggio sono spesso periodi di “muta psicologica” che trovano il loro corrispettivo nella pelle che manifesta, ad esempio, attraverso la psoriasi o l’acne la difficoltà ad abbandonare la vecchia realtà per lasciarne emergere una nuova. Nei momenti di transizione ciò che più ci turba è l’incertezza, l’incapacità di definire in modo chiaro le cose e di sapere cosa ci aspetta: poiché una dose di ambivalenza accompagna tutti i cambiamenti, anche quelli in meglio, tanto vale imparare ad accettarli, evitando alla pelle di soffrire. Tutte le volte che ti capita di avvertire sentimenti contrastanti, incompatibili o quasi, non costringerti a prendere una decisione, o ad assumere una posizione decisa... lascia che convivano attrazione e repulsione, distacco e coinvolgimento. Osservali e basta. Tutto si chiarirà, a suo tempo, senza sforzi e inutili sofferenze.

Usa la pelle come cartina tornasole

Anche quando non manifesta disturbi evidenti, l’aspetto della pelle cambia continuamente: può essere pallida, arrossata, grassa o secca, spenta o luminosa. Imparare a osservarsi è una pratica che aiuta anche a guardarsi dentro. Nei periodi in cui siamo affaticati, ad esempio, la pelle è stanca e spenta, quando l’umore è triste diventiamo pallidi. Se a mancare è la dolcezza, la pelle si fa secca e sgradevole al tatto. Prenditene cura tutti i giorni, dopo il bagno o la doccia, abituati a massaggiare delicatamente tutto il corpo con un velo di crema emolliente. Massaggiarsi aiuta a conoscere il proprio corpo e ad avvertirne i cambiamenti. Se poi compaiono sulla pelle all’improvviso eczemi o dermatite, o quando si aggravano i soliti disturbi, prova a far caso al tuo umore o a cosa sta succedendo nella tua vita.


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