Da un punto di
vista fisiologico la tachicardia si riferisce ad una frequenza del battito
cardiaco a riposo più accelerata rispetto alla media degli individui
(nell’adulto quando supera i cento battiti al minuto).
L’extrasistole è
invece un disturbo dipendente da un’anticipata contrazione del cuore che altera
la normale ritmicità del battito cardiaco.
Due situazioni
in cui il cuore batte più velocemente del solito o comunque fuori ritmo.
L’organo
bersaglio in entrambi i casi è quindi il cuore, l’organo centrale dell’apparato
circolatorio, una vera e propria pompa meccanica del sangue.
Parlando di
sangue e allargando un po’ il nostro sguardo attraverso un ragionamento di tipo
simbolico-analogico, parliamo di emozioni.
Solamente
scomponendo il sostantivo “emozione” in EMO-ZIONE possiamo facilmente leggervi
un evidente ed immediato rimando al sangue (emo).
Espressioni del
tipo:
“quando mi
arrabbio mi va il sangue alla testa”
“quella persona
mi emoziona, mi piace così tanto che mi fa sangue”
“quando ho visto
quella scena ho avuto una gran paura, mi si è veramente gelato il sangue”
“il vero killer
non si emoziona, ha veramente sangue freddo”
e altre ancora,
ci testimoniano il legame indissolubile che esiste tra emozioni e sangue,
E d’altra parte
quando ci emozioniamo per qualcosa non diventiamo forse tutti rossi in viso?
Questo rossore altro non è che il sangue che si è radunato copiosamente nella
zona del volto a fronte dell’emozione che abbiamo provato.
Siamo quindi nel
mondo delle emozioni, un mondo sotterraneo che vive dentro di noi, nei meandri
della nostra parte più profonda, un mondo che vorrebbe emergere, che vorrebbe
venire a galla ma non riesce a farlo, un mondo a cui la nostra parte razionale
non riesce a dare spazio. E spesso ciò accade quando per troppo tempo abbiamo
lo abbiamo messo sullo sfondo anziché dargli lo spazio che avrebbe desiderato.
Ma torniamo a
parlare del cuore.
A livello
fisiologico il cuore, quando siamo a riposo, dovrebbe battere con una frequenza
madia che si aggira tra i sessanta e i cento battiti al minuto, così come
dovrebbe accelerare il proprio ritmo quando svolgiamo un’attività fisica
rilevante o quando proviamo un’emozione intensa.
Ecco che, se
un’accelerazione improvvisa (tachicardia) piuttosto che un’alterazione della
normale ritmicità del battito (extrasistole) avviene quando non è presente
nessuna di queste condizioni, una volta escluse tutta una serie di gravi
patologie che possono determinare tali alterazioni, una lettura in chiave
psicosomatica ci può rivelare alcuni aspetti molto importanti di una persona.
E’ possibile
infatti che il sangue, che come già detto rappresenta il mezzo attraverso cui
si veicolano le emozioni all’interno del corpo, si sia preso carico di far
sentire che questo cuore vuole essere ascoltato.
Magari perché lo
stiamo facendo battere troppo “lentamente” rispetto al ritmo di cui avrebbe
bisogno. Oppure perché lo stiamo facendo battere con un ritmo troppo
“regolare”. Forse abbiamo reso la nostra vita un po’ troppo piatta, un po’
troppo “lenta”, statica, abitudinaria, monotona, con poco “ritmo”, e il nostro
cuore, con i suoi battiti accelerati e/o aritmici viene in nostro soccorso
segnalandocelo.
Quando la nostra
vita emozionale è diventata troppo regolare, troppo piatta è proprio il
sintomo, l’extrasistole piuttosto che la tachicardia che ce lo viene a
ricordare grazie alla sua accelerata o al suo ritmo irregolare.
Sintomi che
rappresentano un’evidente richiesta di aiuto della nostra parte più profonda,
che avrebbe voglia di un maggior movimento, di meno regolarità, di qualche
schema in meno e di poter spendere giornalmente una quota di energia maggiore,
una carica pulsionale che invece rimane insoddisfatta al nostro interno.
E’ possibile che
il cuore ci stia chiedendo di ritrovare un nuovo equilibrio, una maggior
armonia tra il mondo della “testa”, la razionalità, e il mondo del “cuore”,
inteso come passionalità, istinti, sessualità.
E’ come se
avessimo messo una camicia di forza al nostro “cuore” togliendogli quella parte
di libertà, di spontaneità, di spensieratezza, di gioco, che naturalmente gli
apparterrebbe a vantaggio di una cerebralità grazie alla quale abbiamo la
convinzione di poter controllare tutto, anche e soprattutto le nostre emozioni
più profonde, che non ci possiamo permettere di esternare
Ed ecco che sarà
proprio il nostro cuore a segnalarci questi bisogni profondi di energia e di
vitalità di cui la nostra anima ha bisogno di nutrirsi giornalmente.
Non sono grandi
richieste da assecondare. Spesso si tratta semplicemente di poter trovare
qualche spazio nella propria giornata da dedicare alle proprie passioni, a
quello che ci piace fare, a quello che ci fa star bene. Magari anche a qualche
trasgressione, concedendoci di uscire un pochino dagli schemi abituali,
provando a vivere quello che ci viene più spontaneo, un po’ come fanno i
bambini quando giocano, immersi nel mondo di fantasia e di magia.
E una volta
recuperate e rimesse in prima linea queste nostre parti così profonde e così
autentiche, il nostro cuore non avrà più bisogno di segnalarci la propria
insofferenza accelerando o mandando fuori ritmo i suoi battiti, perché lo
avremo nutrito con quello di cui ha bisogno

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