Silenzio e
spazio sono gli ingredienti fondamentali di questo approccio olistico, che mette
al centro l’esistenza di ritmi o maree che muovono dall’interno l’organismo
l cliente
disteso sul lettino, l’operatore seduto su uno sgabello accanto a lui. Quando
si inizia una seduta di craniosacrale, per prima cosa ci si assesta. E mentre
l’operatore e il cliente si mettono comodi, sembra quasi che l’intera stanza
diventi più quieta e rilassata.
Silenzio e
spazio sono gli ingredienti fondamentali di questo approccio olistico che trae
origine dalle ricerche dell’osteopata americano William Garner Sutherland. Più
di 100 anni di storia e una continua trasformazione di idee, linguaggio e
paradigmi, al punto che oggi ci troviamo di fronte a tante e diverse scuole di
pensiero, metodologie di lavoro anche molto distanti tra loro.
Il Craniosacrale
di John Upledger, per esempio, ha poco in comune con la Craniosacrale Biodinamica
di
Franklyn Sills. Entrambi
americani, entrambi maestri riconosciuti della disciplina, eppure diversissimi
nel modo di lavorare e nel linguaggio. Se Upledger promuove, infatti, un protocollo
di intervento che sollecita un cambiamento a livello dei tessuti, Sills sta
andando sempre di più in una direzione di presenza e ascolto: l’operatore aiuta
la persona a riconnettersi con quell’intelligenza più profonda, insita in ogni
sistema vivente, che è sempre lavoro per il migliore equilibrio possibile. Nonostante
le differenze, entrambi fanno riferimento a una scoperta fondamentale per la
craniosacrale: l’esistenza di ritmi o maree che muovono dall’interno
l’organismo.
LA VITA È
MOVIMENTO
La vita si
esprime attraverso il movimento. Il movimento nello spazio, il movimento più
interno del cuore e degli organi. Senza movimento non può esserci salute: le
cellule non potrebbero liberarsi delle tossine, non potremmo digerire quello che
mangiamo e i fluidi del corpo diventerebbero stagnanti. Quello che l’osteopata
americano William G. Sutherland scoprì, nei primi decenni del Novecento, furono
movimenti ancora più interni e sottili, movimenti involontari che avevano
origine nel centro del corpo, dalla fluttuazione del fluido cerebro-spinale in
cui galleggia il sistema nervoso centrale.
Scoprì che le
ossa del cranio e il sacro si muovevano per assecondare una respirazione più
interna e sottile di quella dei polmoni. Una respirazione che si esprimeva con
movimenti a marea e avevano diversi ritmi. Scoprì anche che la libertà di
esprimersi di queste maree era essenziale per la salute fisica e mentale e per
il benessere della persona.
UN CONTATTO
LEGGERO
Torniamo alla
nostra seduta di craniosacrale. Il cliente è disteso sul lettino e l’operatore
prende contatto con una parte del suo corpo. Potrebbero essere i piedi, oppure le
spalle... Il contatto è leggero e morbido, le mani dell’operatore sembrano
galleggiare sui tessuti.
L’operatore è
consapevole dell’area che sta toccando, ma anche dell’intero corpo della
persona e dello spazio che la circonda. È consapevole del tutto, senza perdere
il particolare. Se guardiamo la scena da osservatori esterni, possiamo vedere
pochissimo, sembra che non stia quasi accadendo nulla. Possiamo però percepire
la quiete che si crea nel campo di relazione. L’operatore sta fermo, come in
meditazione. Ascolta ciò che l’organismo vuole esprimere. Nulla sembra accadere
eppure accade moltissimo. L’operatore di craniosacrale è infatti capace di percepire
i dinamismi fluidi che Sutherland ha, appunto, chiamato maree. È la sensazione
di qualcosa che sale, che si riempie, che si espande (inalazione) e poi la
sensazione di qualcosa che si svuota, che scende e che si assesta (esalazione).
È la marea fluida, o marea media (12 secondi in inalazione, 12 secondi in
esalazione all’incirca). Un respiro lento che pervade l’intero organismo e
viene definito respirazione primaria.
Quando il
sistema della persona si sente intimamente accolto e ascoltato, un’intenzione
di guarigione può venire in primo piano. Si esprime con movimenti eccentrici,
rispetto all’andamento della marea, o con ritmi confusi, accelerati, a
mulinello. È quello che anche gli osteopati chiamano fulcro di inerzia. Se, per
esempio, una persona cade e il colpo è molto forte, rispetto alle sue risorse
psicofisiologiche, può succedere che le forze dell’urto rimangano attive
nell’organismo, imbrigliate e compensate dalle forze di salute presenti. Ecco
perché diciamo che la craniosacrale si orienta alla salute: perché anche i
fulcri di inerzia, le aree di restrizione e di dolore, in realtà sono organizzate
da forze di salute al lavoro.
È un principio
forse non troppo ovvio e facile da capire. Siamo infatti abituati a separare
nettamente salute e disagio, problemi e risorse. Nella craniosacrale questo
dualismo scompare e un’area problematica viene ascoltata insieme alle risorse
che ha all’interno.
UN CAMPO DI
RELAZIONE
“La
craniosacrale è una disciplina che nasce dall’osservazione di come la natura
guarisce”, spiega Luisa Brancolini, Presidente dell’Associazione craniosacrale
Italia. “Un operatore non fa altro che orientarsi alle forze naturali che
organizzano il vivente e a utilizzare diversi modi per supportare le forze di guarigione”.
Ma quali vantaggi ci sono in un approccio che ascolta e non interviene?
“In questa
metodologia di lavoro non ci interessano diagnosi e interventi. Non imponiamo
niente, non aggiustiamo. Creiamo invece un campo di relazione così accogliente
e spazioso che permette all’organismo di trovare da solo una strada per un equilibrio
più funzionale. La scelta di un cambiamento non viene imposta, quindi, da noi
operatori, ma è il punto di arrivo di un percorso definito dal sistema stesso”.
“Il cuore del
lavoro craniosacrale”, spiega Franklyn Sills nel suo ultimo libro Foundation in
Craniosacral Byodinamics, “ è la capacità di orientarsi e di percepire le forze
sottostanti che organizzano il sistema umano. Orientarsi, in biodinamica,
significa saper accogliere un processo particolare, una parte anatomica, uno
stato specifico in un campo di percezione vasto. È in questo tipo di campo di
accettazione, recettività e non giudizio che si svolge una seduta tra operatore
e cliente”.
Ma quando e
perché scegliere la craniosacrale? Le persone che si rivolgono a questa
disciplina sono di tutte le età. Il tipo di contatto è infatti talmente leggero
e rispettoso che può essere adatto sia per le persone anziane, sia per i
neonati. I bambini, in particolare, riconoscono immediatamente un contatto e un
contenimento che sa dare tutto lo spazio di cui hanno bisogno. Ci sono persone
che arrivano per accrescere le proprie risorse di autoguarigione, risolvere
tematiche che risalgono addirittura alla loro nascita. Altri semplicemente per
stare meglio, per gestire lo stress, rilassarsi e conoscere più profondamente
se stessi.

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